Post in evidenza
image

presentazione

Questo blog è nato…
no, non è nato, nascerà!
Lo farà di giorno in giorno, di ora in ora, di volta in volta, quando qualcosa o qualcuno attraverserà la barriera del non-ancora, la coltre dell’invisibile, ne vincerà la resistenza e si farà possibile, visibile. In una parola: accadrà. Nascerà e vivrà dunque nella precarietà, nella contingenza, nella fragilità delle parole, dei suoni, delle immagini.
Certo sarà di me che parlerò: si troveranno le mie poesie, le mie pubblicazioni, ciò che ho scritto a diverso livello.  Ma non solo: tre delle sue rubriche (“quel che mi fa essere Lucia”, “perplessità”, “guardo altrove”) vorrebbero valere come luogo di ricerca e di accoglienza. Per questo le ho pensate.
Come frecce scagliate nel respiro delle cose, del mondo, nelle nostre vite insomma, i testi del blog, (le sue musiche,  scherzi, facezie, maschere,  banalità o ciò che si farà presente per essere detto, scritto, letto), inseguiranno i nostri desideri, i nostri bisogni, quella parte di umanità  che riusciremo ad agguantare e di cui riusciremo a farci carico. Cercheranno soprattutto di serbarceli e restituirceli come un dono: ho sempre creduto che sia difficile essere uomini a tempo pieno, ognuno di noi lo è in misura maggiore o minore, per così dire occasionalmente, talvolta -ed è la volta più bella- involontariamente. Ma quando questo accade, è la meraviglia del creato che si rende visibile.
Il blog va in cerca di questa meraviglia.

Poesie di Flavio Almerighi, da “Lettere”, edizioni Macabor, 2021

Belle e profonde tutte le poesie di Lettere. E’ un testo che mi ha arricchito e al quale devo molto

Il Canto delle Muse

Quartetto d’archi

Mai visto un quartetto d’archi
suonare nella corte di un parcheggio,
un uomo d’aspetto indurito
tenere nel pugno chiuso un uccellino
dal capo reclinato
per accarezzarlo, chiedere il risveglio
da tutta la malinconia che stagna
silenziosa in città
nel momento dell’impossibile comunicare,
riconoscersi e dire qualcosa
per niente infastiditi
dall’ombra o dall’altrui respiro,
l’uccellino fuggire
dal pugno dell’uomo indurito,
rinfrancato dal gesto d’affetto,
nessuno più ne ricorda il nome.

***

Signor Qualcuno

Un Dio che può essere compreso
non è un Dio (W. S. Maugham)
Ogni giorno Dio fa il mio lavoro,
io faccio il suo. Ogni giorno baci,
pochi abbracci, tanta asprezza.
Sperso capriccio di Venere e Marte,
Troia giace sottosuolo dimenticata.
I compiti assegnati con ordine:
tu fai Dio, io faccio l’uomo.
Macchino, nego, resisto un po’.
Capire una donna o un figlio, credi,
è molto più semplice, ma sono certo
di essere qui per scelta…

View original post 176 altre parole